Fiore bollente
attende nella notte
richiama fameliche attenzioni
nascosto nel più morbido calore.
Ardente si contrae per poi cedere all’impetuoso, geloso custodisce come scrigno del più profondo piacere
Concavo occlude il pertugio perplesso
Deviato espanso sgraziato fiore
arso al passo del famelico.
Nascosto nel buio
ingordo avanza
e arresosi risplende.
Dormi dormi che io veglio
dopo il contratto spasmo.
Necrosi di trepidazione
or spenta che ancor m’accarezza.
Passa allor voltandosi e si perde nei miei occhi che t’appartengono.
Dormi dormi ora che io veglio
incolla la carta il seme spento
tra desideri e corpi non v’è più distanza
furor d’essere che lascia traccia
dove la solitudine convulsa si muove
Lirico canto
dischiude voluttuosa audacia
Sospiri veementi
disperdono l’atto nell’aria attorno
Aurea nostra
Infinita eclissi
di questo momento
che eterno si disperderà nel vento.
Muore l’illusione
dove natura ha infierito.
Al fugace tocco del fuscello
che mai diverrà fusto.
Il tuo imbarazzo,
la mia delusione.
Baciami lascivo e convulso
Prendimi soave e deciso
Scoprimi tutto fin in fondo all’anima
Sarò leggiadro e funesto nelle tue mani
Sarò primavera e tempesta nella tua stagione più lunga.
Intinge in me con solerzia inaudita,
e piange candor cremoso e denso.